La crescita è profondamente influenzata dal modo in cui lavorano i muscoli

Alcune parafunzioni possono alterare l'armonia dello sviluppo scheletrico e facilitare l'insorgenza di malocclusioni. Tra le più preoccupanti è l'abitudine del bambino al succhiamento del pollice, diffusa nella percentuale del 3-6% della popolazione infantile tra i 6 e i 10 anni. 
 

L’utilizzo del succhietto è meno pericoloso rispetto al succhiamento del dito in quanto il "ciuccio” è un oggetto passivo, incapace di produrre pressione sul palato. Al contrario il pollice esercita anche pressione attiva inducendo deformazioni maggiori. Inoltre la cessazione dell’abitudine al succhiamento del pollice è delegata alla sola volontà del bambino, con ulteriori difficoltà.
 

L’utilizzo del succhietto deve cessare entro i 3 anni di età. Dopo questo momento i danni prodotti sullo scheletro faciale in formazione possono diventare irreversibili.


Dopo i tre anni i bambini che ancora stiano utilizzando il succhietto e quelli che hanno l’abitudine a succhiare il dito devono essere segnalati al pediatra e quindi all’ortodontista. Fino all'età di 5-6 anni è consigliata la sola terapia comportamentale. Dopo quell'età il professionista valuterà caso per caso se intervenire con un dissuasore, ovvero con un apparecchio che impedisca di utilizzare dito e ciuccio e che è fissato in bocca, oppure se limitarsi ancora alla terapia cognitivo comportamentale eventualmente supportata dal neuropsichiatra infantile. I danni sullo sviluppo cranio faciale provocati dal dito sono l’apertura del morso, la contrazione del palato e l’impossibilità della mandibola a crescere correttamente verso l’avanti.

Questi aspetti sono ben visibili nel viso adolescente della paziente fotografata che aveva succhiato il dito sino a dodici anni.

La forma del succhietto, a goccia, anatomico, a ciliegia, è irrilevante almeno fino ai 3 anni.


Dopo i 3 anni sembrano essere meno dannosi i succhietti anatomici.

È importante consigliare sempre la misura più piccola accettata dal bambino.

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